Giardini del Quirinale, Roma. E’ la primavera del 1861.

Mentre a Torino si riunisce il primo Parlamento del nuovo Regno d’Italia, nei lussureggianti giardini del palazzo messole a disposizione dal Pontefice, una nobile giovane medita sulle sue recenti vicissitudini, con lo sguardo perso tra le fronde. I suoi occhi inquieti paiono nascondere un vortice di pensieri. Sono occhi malinconici ma fieri: quelli dell’ultima regina delle Due Sicilie, Maria Sofia di Wittelsbach-Borbone. Ma il volto delicato e intenso, il portamento elegante e le movenze agili della cavallerizza appassionata, tradiscono il temperamento battagliero della giovane regina, pienamente dimostrato in seguito all’avanzata delle armate garibaldine, in quei mesi funesti per la dinastia borbonica successivi allo sbarco dei Mille a Marsala, ed in particolare durante l’ultima eroica resistenza a quelli che, piuttosto che dei liberatori, sono da lei visti come degli invasori. Prima sul Volturno e sul Garigliano e poi a Gaeta, dunque, Maria Sofia si era distinta per grande eroismo, e quel comportamento così temerario e indomito, anche per la sua inusualità per una donna, per di più così giovane e di rango nobiliare, aveva creato intorno a lei quasi un alone leggendario. Così ora, costretta, insieme all’intera corte del marito Francesco II, all’esilio a Roma, fa inevitabilmente da chiaro baluardo contro l’arrembante nuovo Stato unitario, venuto fuori dalle manovre del Cavour e dall’appoggio franco-inglese sotto una chiara egida piemontese. Infatti a lei fanno riferimento tutti i cospiratori che mirano ad una nuova restaurazione legittimista che, opponendosi all’evoluzione politica in corso, riporti sul loro trono i sovrani borbonici.

La giovane regina scrive proprio ad uno di essi, un liberale costituzionalista, da poco arrivato da Napoli, e ormai votato anch’egli al lealismo legittimista dalla sostanziale colonizzazione dell’ormai ex Regno delle Due Sicilie da parte dei Piemontesi, che ne hanno deluso i fervori di libertà e giustizia. A lui, anche in nome dell’antica apertura mostrata dalla regina verso la concessione di una Costituzione, e delle pressioni in tal senso nei confronti del marito, Maria Sofia si rivolge, per chiedergli un incontro. Ma alla regina non preme tanto poter ricostituire il proprio Regno, progettando o favorendo insurrezioni armate. Il suo semplice desiderio è di sentire nuovamente parlare di Napoli, delle sue bellezze, della “sua” gente. Una città e una popolazione con le quali era sbocciato un amore istantaneo e reciproco, ma che, in seguito ai fatti del 1860, l’ultima regina borbonica aveva dovuto abbandonare.

Non vi farà più rientro. Nel 1870, dopo l’ingresso dei bersaglieri di Cadorna nella Capitale, dovrà lasciare anche Roma e i suoi circoli cospiratori inconcludenti e velleitari, per trasferirsi nuovamente in Baviera e poi a Parigi. Vivrà, sopportando in silenzio la scomparsa, spesso prematura e improvvisa, degli affetti più cari, per anni appartata, tra la Francia e Monaco. E qui morirà, ormai ultraottantenne, nel 1925. Nel 1984 le sue spoglie vengono fatte rientrare a Napoli, dove oggi riposano nella Basilica di Santa Chiara, insieme a quelle di tutti i sovrani del casato borbonico.

In un viaggio per immagini che coinvolge il passato ed il presente, il professor Saverio Di Bella, ordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Messina, ripercorre le tracce di Maria Sofia delle Due Sicilie, illustrando ed analizzando le vicende che hanno visto protagonista questa giovane figura regale trovatasi dalla parte “sbagliata” in una fase storica controversa, ed oppostasi ad un Risorgimento forse ineluttabile.

Deutsch-Italienische Vereinigung e.V.Frankfurt am Main
FIAT Group Germany

Anno: 2011

Durata:20’

Paese: Italia/Germania

Genere: Documentario

Produzione: Koiné Film